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Author: claudio-severi

“Nuovi umbri” alla conquista dell’Europa!

Due “nuovi umbri” ci raccontano la loro esperienza Erasmus in Germania e la loro esperienza dell’Europa. Dai paesi dell’Umbria alla grande ed alternativa Berlino, passiamo la parola a Karima e…

Due “nuovi umbri” ci raccontano la loro esperienza Erasmus in Germania e la loro esperienza dell’Europa.
Dai paesi dell’Umbria alla grande ed alternativa Berlino, passiamo la parola a Karima e Myrco!

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Quando la tradizione non ha colore: dall’Albania ai Ceri di Gubbio

L’Umbria è una terra che presenta in abbondanza tradizioni e ricorrenze ultra-secolari. Tradizioni a cui le persone sono molto legate, a volte quasi gelose, come la Festa dei Ceri di…

L’Umbria è una terra che presenta in abbondanza tradizioni e ricorrenze ultra-secolari. Tradizioni a cui le persone sono molto legate, a volte quasi gelose, come la Festa dei Ceri di Gubbio. Vedere quindi una ragazza di origini e cultura straniera fare parte di una manifestazione storica e simbolica per l’Umbria (tanto da diventarne il simbolo ufficiale della Regione) è sicuramente bello ed istruttivo. Ne parliamo con Kiara, col cuore metà albanese e metà… eugubina!

Kiara, illustraci le tue origini.
“Sono nata a Gubbio da genitori albanesi, e sono di nazionalità albanese”.

Dimmi un pregio e un difetto di Gubbio.
“È una città bellissima e tranquilla dove però, essendo piccola, girano molto in fretta i pettegolezzi e i pregiudizi sulle persone”.

Come vedi Gubbio dal punto di vista dell’accoglienza e dell’inclusione di persone straniere e/o provenienti da altre culture?
“Gli eugubini sono abbastanza accoglienti dal punto di vista dell’inclusione. Forse lo sono un po’ di meno i bambini alla scuola elementare quando i genitori gli mettono in testa dei pregiudizi sugli stranieri”.

Cosa è la Corsa dei Ceri per Gubbio?
“Una festa che dura 365 giorni l’anno tra cene dei ceraioli, veglioni e riunioni per le mute del Cero”.

Invece per te cosa rappresenta?
“Per me è lo stesso, è un festa che senti tutto l’anno soprattutto quando vai nella Basilica di Sant’Ubaldo, dove trovi queste tre strutture di legno che aspettano solo il 15 maggio per tornare a correre per le vie di Gubbio. Ti trasmette tutte le emozioni possibili: dalla gioia, per la giornata che si andrà a svolgere, alla paura, sperando che nessun Cero cada e che soprattutto nessuno si faccia male; c’è una grande senso di unione con i ceraioli perché siamo tutti riuniti dentro le mura del centro storico per festeggiare un giorno importantissimo per noi; c’è anche la speranza, perché speri che la “muta” (gruppo di persone che insieme sostiene il Cero, ndr) del tuo amico o fidanzato che prende il Cero si svolga bene e che non abbia incidenti di percorso”.

Come viene vissuta questa manifestazione in una famiglia composta da persone non italiane?
“Nella mia famiglia sin da quando ero piccola, questa festa è sempre stata vissuto a pieno; anche se i miei genitori non mettono la divisa da ceraioli, a me e mia sorella ogni anno ci facevano vestire con la divisa del nostro Cero e puntualmente ci portavano sempre in Piazza Grande a vedere l’alzata. Quindi posso dire di averla sempre vissuta in pieno”.

Quando indossi la divisa da ceraiola cosa provi?
“Adrenalina. Ti assalgono mille emozioni, soprattutto gioia per la corsa, e senza divisa non riesci a provare l’emozione della festa, perché ti fa sentire parte della corsa anche se non sei tu che prendi in spalla il Cero. Quando indossi la divisa non senti nemmeno la fatica di salire il Monte, perché spero di arrivare in cima e prendere il posto migliore per vedere Sant’Ubaldo che chiude il portone”.
😂

Si dice spesso che gli eugubini siano un po’ “gelosi” della Corsa dei Ceri. Secondo te è vero? Perché?
“Sì, sinceramente anche io sono gelosa dei Ceri, perché se non conosci il vero motivo di questa corsa che si fa ogni anno, per chi viene fatta e ti interessa solo di ballare o bere durante la festa, allora non ha senso mettere la divisa dei Ceri o il fazzoletto sulle spalle. Non si tratta di essere “rustici” o provinciali, si tratta di far rispettare una festa che per noi ha molta importanza. Per la nostra città è per un po’ la nostra religione, perché comunque viene onorato il Santo protettore di Gubbio. Però in fondo è bello vedere i turisti che si divertono la sera a ballare e ad ammirare i ceraioli”.

Cosa può insegnare la Corsa dei Ceri a chi non è di Gubbio?
“Insegna che il giorno dei ceri non importa se sei albanese, italiano o rumeno , non si fa distinzione di eugubini “puri” o eugubini con origini straniere, l’unica cosa che importa in questo giorno è di quale colore hai la divisa perché ognuno onora il proprio Cero con i propri canti e i propri festeggiamenti. Ma appena finisce la corsa ci si riunisce tutti insieme a festeggiare la bellissima corsa svolta, e lì non importa di quale Cero sei, importa solo divertirsi al massimo”.

Ti senti più albanese o eugubina?
“Più eugubina in realtà, per il fatto che ho sempre vissuto e che quindi non conosco pienamente la lingua albanese; però mi sento anche albanese, perché i miei genitori mi hanno insegnato, pur vivendo in Italia, le tradizioni della loro terra”.

Meglio la patente di guida o la patente da matta di Gubbio?
“Ovviamente la patente da matta. La puoi prendere in qualsiasi momento vuoi, senza dover aspettare 18 anni”.

Salutaci da vera albanese-eugubina!
“Bella freghi, c’arvedemo alla prossima e Viva Sant’Ubaldo!”
💛

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Inclusione, tolleranza e rispetto tra i popoli: come un’associazione perugina insegna la multiculturalità attraverso la musica e la cultura del Perù

Sono padre e figlia, si chiamano Marco e Margherita Ricci e condividono la passione per la cultura popolare latino-americana. Insieme hanno fondato l’associazione culturale Alma Andina Perugia. Siamo andati a conoscerli e…

Sono padre e figlia, si chiamano Marco e Margherita Ricci e condividono la passione per la cultura popolare latino-americana. Insieme hanno fondato l’associazione culturale Alma Andina Perugia. Siamo andati a conoscerli e ci siamo fatti raccontare come nasce questa passione.

Cosa è Alma Andina Perugia?
Un’associazione culturale nata a Perugia nel febbraio 2013 per promuovere e diffondere in Italia e nel Mondo la cultura popolare ed etnica latino-americana, in particolare quella andina, attraverso musica, danza e folklore.

Quali attività portate avanti nella vostra associazione?
Nel corso degli anni abbiamo organizzato e messo in atto esibizioni di musica dal vivo, sfilate di costumi tipici, cucina peruviana, mostre di artigianato e strumenti tipici. Da un paio di anni, un’attività molto importante è quella di corsi di strumenti musicali etnici latino-americani, ai quali partecipano bambini e ragazzi italiani e non solo…

Perché un gruppo di italiani a un certo punto sente il bisogno di diffondere la musica delle Ande del Perù… a Perugia?
L’associazione nasce in ambito familiare, da una coppia mista (Marco e la moglie peruviana, ndr). Da questa unione è nata l’idea dell’associazione, che è formata anche dai figli di Marco (tra cui Margherita, ndr) e da cittadini peruviani e italiani interessati al progetto.

Che tipo di lavoro c’è dietro a un progetto del genere?
MARCO: Prima di tutto, ci documentiamo tramite mia moglie e le sue conoscenze, e poi nel corso degli anni abbiamo approfondito la cultura, il folklore e le tradizioni del Perù direttamente sul posto, tramite la gente locale, grazie ai tanti viaggi fatti in loco.

Cosa vi affascina della cultura e del folklore andino?
MARGHERITA: A me sono piaciute da subito la musica ed il ballo, e man mano ho imparato ad apprezzare anche tutta la cultura in genere.
MARCO: Mi piace un po’ tutto di questa cultura, perché esprime bene il carattere, l’educazione e la dignità del popolo andino, sul quale ovviamente incide anche il rapporto con questa natura imponente. Le persone sono genuine, tutti ti salutano e questo in Italia a volte manca.

Quali sono le differenze con la musica popolare italiana?
La musica è suonata con strumenti che vengono dalla natura, fatti ad esempio con la corazza dell’armadillo (charango) o con canne di bambù (flauto di pan). Le canzoni riguardano soprattutto l’amore e il corteggiamento, ma anche la vita di ogni giorno. Poi all’interno della musica andina stessa ci sono tanti generi, a seconda della zona in cui vengono proposti, che variano nella lingua (dallo spagnolo ad idiomi millenari, come il quechua o l’aymara), nei temi, nel suono, negli strumenti usati e nelle danze.

E anche voi vi esibite nei diversi generi della musica andina?
In primo luogo cerchiamo di far conoscere la musica delle zone andina, privilegiando alcune tipologie di musica come il huayno, ma nel nostro repertorio presentiamo anche pezzi classici della musica popolare latino-americana.

Quali spazi cercate per promuovere questa cultura?

MARCO: Per ora abbiamo partecipato soprattutto ad eventi interculturali di vario tipo promossi da istituzioni o associazioni a Perugia in vari contesti (dall’Università per Stranieri a Palazzo dei Priori, passando per Piazza del Bacio o alcune sagre), anche se un maggior appoggio proprio dalle istituzioni non ci dispiacerebbe. Inoltre riteniamo molto importanti le scuole, per trasmettere ai ragazzi attraverso la cultura andina elementi come l’apertura, la
tolleranza e il rispetto verso gli altri.
MARGHERITA: Umbria Jazz (ride!). Ci piacerebbe poterci esprimere in manifestazioni grandi, in festival o eventi anche fuori Umbria, magari diventando un punto di riferimento nazionale per la promozione di questa cultura.

Vi sentite più artisti o divulgatori?
MARGHERITA: Artisti!
MARCO: Credo che nella nostra attività non si possano scindere i due aspetti. La cosa più importante è promuovere questa cultura, e pensiamo che l’arte e la musica siano dei veicoli importanti per raggiungere questo obiettivo.

Spesso noi siamo portati a considerare i peruviani semplicemente come “sudamericani”, mettendoli sullo stesso piano con altre numerose comunità continentali presenti nel territorio (a Perugia mi vengono in mente quelle di Ecuador, Argentina e Colombia). Qual è il tratto distintivo che vi colpisce di più e che secondo voi gli italiani non colgono?
MARCO: A livello somatico è difficile distinguerli per un italiano non abituato, io stesso fino a una decina di anni fa (conoscevo mia moglie già da dieci anni) facevo fatica. Lo stesso vale a livello linguistico, anche se le differenze di parlata sono presenti rispetto a una comune lingua madre (lo spagnolo, ndr). Prendendo in considerazione le due comunità più diffuse a Perugia, peruviani ed ecuadoregni, i peruviani sono forse più intraprendenti e socievoli. Inoltre, tratto comune a buona parte dei sudamericani, risalta l’allegria nell’affrontare la vita, l’amore per la musica e la danza.

Avete rapporti con la comunità peruviana e andina presente a Perugia e in Umbria?
Sicuramente, e partono già da prima della nostra fondazione. Cooperiamo con le varie associazioni di peruviani di Perugia per attività ricreative di vario tipo, in particolare quelle di danza, ed abbiamo avuto una collaborazione proficua con la Pastorale Latino-Americana di San Sisto a Perugia, nei loro eventi e nelle funzioni religiose. Ed abbiamo fatto attività anche comunità di altri Paesi del Sud America, in particolare quella dell’Ecuador.

Come vedete l’integrazione e l’inclusione a Perugia, in particolare riguardo alla comunità peruviana?
MARCO: Secondo noi i peruviani sono abbastanza integrati nel contesto perugino, perché partecipano a diversi eventi popolari in Italia, come le sagre. Inoltre sono una comunità ben vista perché considerata gente responsabile, che si comporta bene, lavora e non ruba.
MARGHERITA: I più giovani grazie alla scuola sono molto integrati con i loro coetanei, fanno le stesse attività e si sentono coinvolti nella società, sono più italiani che peruviani; anche se per loro è probabilmente più facile rispetto ad un adulto trasferitosi da poco.

Il vostro progetto può aiutare ad avvicinare i due popoli, almeno nella realtà perugina ed umbra?

Noi consideriamo la multiculturalità come una risorsa e una ricchezza per tutti noi. Un valido esempio di ciò sono le famiglie miste come la nostra, in cui i figli assimilano diverse culture in modo del tutto naturale ed egualitario. Come Alma Andina Perugia cerchiamo di coinvolgere nelle attività ragazzi italiani, stranieri, seconde generazioni unite
nell’apprendere, promuovere e diffondere una cultura particolare. Questo porta anche a diffondere sentimenti positivi, come l’inclusione, la tolleranza e il rispetto tra i popoli, attraverso la reciproca conoscenza, il confronto e lo scambio culturale. Sarebbe importante che anche alti organismi (come i governi) intensifichino certi progetti o
manifestazioni, allo scopo di favorire l’inclusione e la pari dignità di tutte le persone del Mondo.

 

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