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Matrimonio, cinque differenze tra Italia e Albania

Cosa c’è di più universale dell’amore? In ogni parte del mondo le persone si innamorano e promettono di rimanere insieme tutta la vita seguendo cerimoniali più o meno differenti tra…

Cosa c’è di più universale dell’amore? In ogni parte del mondo le persone si innamorano e promettono di rimanere insieme tutta la vita seguendo cerimoniali più o meno differenti tra loro.

Alcuni di questi riti nuziali non prevedono l’abito bianco, in altri sparisce la celebrazione in chiesa, in altri ancora si festeggia per giorni e addirittura in alcune tribù si strappano i capelli della sposa prima delle nozze per avvertirla dei dolori che proverà nel corso della sua vita matrimoniale (andiamo bene!).

In alcuni matrimoni sparisce perfino il momento del fatidico sì. Uno di questi casi è l’Albania, in cui, almeno nei matrimoni che non prevedono cerimonie religiose, ci si sposa in Comune anche mesi prima della vera festa nuziale. O meglio delle feste nuziali! Sì, proprio feste, perché un matrimonio tradizionale dura dai due ai quattro giorni!

Vi starete domandando cosa accade durante queste giornate, ma siccome sono balorda e voglio farvi entrare più spesso nel sito rimanderò i vostri dubbi al prossimo articolo per creare hype, quindi oggi elencherò le cinque differenze principali tra un matrimonio italiano e uno albanese.

Buona lettura!

  1. Il cibo Metto questa voce in cima alla lista sapendo che, moralismi a parte, è la prima cosa che viene in mente a chi è avvezzo ai matrimoni all’italiana.Gli italiani che mi stanno leggendo si chiederanno se con –minimo- due giorni di festa per ogni matrimonio non si stermini la fauna locale per fare da mangiare a tutti gli invitati.Dovete sapere che una delle cose che differenziano il matrimonio albanese da quello italiano è che il cibo non è un elemento preponderante: si mangia, e pure parecchio, ma non ci sono né buffet chilometrici né camerieri che ti mettono davanti un altro piatto non appena ti distrai.
  1. La cerimonia A meno che non si tratti di un matrimonio con rito religioso, matrimonio e divinità sono due cose lontanissime (e vorrei vedere dopo due notti in bianco passate a ballare e a fare su e giù con la macchina dalla casa dello sposo a quella della sposa). La domenica è il giorno in cui si fissa il matrimonio, o meglio l’ultimo giorno di festa, o meglio ancora la festa dello sposo. Il sabato si svolge la festa della sposa, con i suoi invitati, lo sposo e i krushket. Chi? Ne parlerò più nel dettaglio nel prossimo articolo!
  1. In realtà si è già sposati Si festeggia la nascita di una coppia per almeno due giorni ma in realtà le varie carte che suggellano il matrimonio sono state depositate in Comune da almeno un mese. Continuando a leggere i miei articoli scoprirete che la mentalità albanese è decisamente pragmatica e finire di stressarsi per preparare la parte burocratica delle nozze per poi stressarsi per occuparsi di organizzare la festa (che, posso assicurarlo, è estremamente impegnativo) ne è una prova.
  1. L’organizzazione Poche storie: durante le giornate di matrimonio si festeggia e al centro della cerimonia ci sono gli sposi. Per questa ragione servizio fotografico e/o teaser del matrimonio (a chi strabuzza gli occhi sì, esiste, ed esiste anche in Italia) vengono fatti giorni in anticipo rispetto alla festa, con la sposa che ha già noleggiato l’abito, quando non gli abiti. Già, noleggiato: comprare il vestito in Albania per poi rimirarlo/guardarlo mentre si ingiallisce nell’armadio non è un’abitudine diffusa (benedetta pragmaticità).Quindi, niente fotografi che rubano gli sposi anche ore per lo shooting (o sposi che rubano il fotografo, devo decidere) interrompendo la festa, né documenti nuziali che sono già stati depositati tempo prima. Insomma si sta senza pensieri…
  1. …se non fosse per i mille rituali da seguire durante la festa! Andare a prendere la sposa dalla sua casa, offrire i llokume, fare vari balli e suonare il clacson a tutto spiano lungo la strada. Nonostante la globalizzazione, in Albania si seguono ancora gran parte delle tradizioni che caratterizzano il tipico matrimonio albanese (se si esclude forse un vecchio gioco alcolico che merita un articolo a parte). Siete curiosi di conoscerle tutte? Allora vi do appuntamento al prossimo articolo!
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Tutto quello che non sapevate sulla Svezia e gli svedesi

Cosa vi viene in mente se dico Svezia o svedesi? Sicuramente nessuno può far a meno di pensare ad Ikea, al freddo, al buio, agli occhi azzurri e capelli biondi,…

Cosa vi viene in mente se dico Svezia o svedesi? Sicuramente nessuno può far a meno di pensare ad Ikea, al freddo, al buio, agli occhi azzurri e capelli biondi, alle ragazze sessualmente emancipate e di recente alla Nazionale di calcio svedese che alle qualificazioni di Coppa del Mondo 2018 ha battuto quella italiana provocandone l’esclusione.

Tanti sono i miti e le leggende da sfatare sulla Svezia e gli svedesi e altrettante sono le cose che in pochi sanno su questo Paese e sul suo popolo.

L’anno scorso ho avuto l’opportunità di vivere in una piccola città svedese per un programma doppio titolo e in cinque mesi di soggiorno sono parecchie le cose che non sapevo e che ho imparato sulla Svezia e soprattutto sugli svedesi. Ecco qui tutto quello che non vi aspettereste e che non mi aspettavo nemmeno io.

Parlano poco e bevono tanto?

Certamente nessuno si sorprenderà del fatto che gli altissimi e biondissimi svedesi siano poco loquaci e socievoli e che siano più disinibiti dopo aver bevuto qualche drink, ma quello che forse non sapete è il perché della loro introversione; come uno svedese stesso mi ha spiegato per loro è difficile sapersi approcciare con gli altri, svedesi e non. Durante i primi mesi in Svezia, quando incrociavo uno svedese nel collegio in cui abitavo e non mi salutava ci rimanevo male e la prendevo sul personale. Con il tempo ho capito che dietro a quel guardare il pavimento camminando come mummie senza dire “hey” (ciao in svedese) o “hi” c’era solamente una difficoltà nell’interagire con altre persone.

Guai a sedersi accanto ad uno svedese in autobus

Ebbene sì, mi capitava spesso di salire in autobus e vedere persone sedute con accanto a loro un posto libero. Un ragazzo che viveva lì mi ha spiegato che in Svezia è buona educazione in autobus non sedersi accanto a qualcuno in particolare se questo qualcuno è svedese che gelosamente custodisce il posto affianco a sé per paura che qualcuno si possa avvicinare. Questa regola di bon ton chiaramente va rispettata solo se ci sono abbastanza posti per tutti i passeggeri, altrimenti si è giustificati a sedersi accanto ad uno sconosciuto.

È inutile parlare sopra agli altri, tanto ti ignoro!

È incredibile ma gli svedesi sono assolutamente infastiditi da conversazioni con voci che si sovrappongono, cosa invece normalissima per noi italiani. Come spesso è capitato durante conversazioni tra italiani e svedesi se un italiano parlava ad uno svedese e un altro italiano subentrava nel discorso rubando la parola all’altro italiano, lo svedese lo ignorava con stile e classe continuando a parlare solo con la persona che era stata interrotta. È capitato anche a me personalmente di essere ignorata da una svedese perché avevo interrotto una ragazza che stava parlando ed una mia amica che aveva già vissuto in Svezia mi aveva detto che lo fanno sia perché non amano sentire più persone che parlano contemporaneamente ma anche per rispetto nei confronti della persona che sta parlando.

Invisibile, ma non quando hai bisogno di aiuto

E molto raro che uno svedese di sua spontanea volontà si avvicini a qualcuno per scambiare due chiacchiere o tantomeno per chiedere un’informazione, piuttosto finirebbe per perdersi per non chiedere indicazioni stradali. I nostri amici svedesi sono perfettamente in grado di non considerarti affatto, cosa che comunque a me non dispiaceva poiché durante tutto il mio soggiorno in Svezia non mi è mai capitato di essere “importunata” da ragazzi o uomini che suonano il clacson o ti fischiano mentre ti vedono passeggiare per strada. Però se mi capitava di chiedere informazioni a qualche svedese, ed in 5 mesi è capitato spesso, improvvisamente smettevo di essere trasparente e facevano sempre il possibile per aiutarmi.

Sono svedese ma non una poco di buono!

Mi dispiace dover deludere i lettori maschietti ma questa concezione secondo cui le svedesi siano sessualmente emancipate non fa di loro persone che vanno a letto con chiunque o che cedano a qualsiasi avance, anzi, come persone del posto mi hanno raccontato, sono molto timide e difficilmente si lasciano andare ai primi corteggiamenti.

Svezia: non solo Ikea

Forse molti non si immaginano che, come del resto anche io prima di arrivare in Svezia, ci sono dei paesaggi meravigliosi ed incantati soprattutto quando c’è la neve ( da novembre a marzo più o meno, quindi quasi sempre). La magia del paesaggio svedese è resa ancora più speciale dall’aurora boreale, evento unico al mondo ed affascinante per la sua particolarità se riuscite a non morire ibernati mentre cercate di vederla.

A primo impatto quello che salta a l’occhio sulla Svezia e sugli svedesi sono sicuramente elementi superficiali come il colore biondo “barbie” dei capelli e l’infinità di Ikea presenti nel territorio ma vivendo ed osservando le persone e l’ambiente che mi circondava ho scoperto che questo Paese e il suo popolo sono caratterizzati da qualcosa di più profondo e umano e non semplicemente da fattori come clima, aspetto fisico o abitudini, come succede del resto in tutti i Paesi quando si conoscono solo i loro cliché.

Tipico paesaggio invernale svedese

La magia dell’aurora boreale

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L’identità italiana vive di stereotipi?

Dovunque andiamo troviamo lo stereotipo: a volte ci vengono attribuiti altre volte li appioppiamo noi. In questa rubrica narreremo le avventure di italiani e stranieri alle prese con i clichè…

Dovunque andiamo troviamo lo stereotipo: a volte ci vengono attribuiti altre volte li appioppiamo noi. In questa rubrica narreremo le avventure di italiani e stranieri alle prese con i clichè in tutte le loro forme e assolutamente inevitabili dimostrando però che questo non impedisce di creare legami con chi chiamiamo straniero.

Italiani che gesticolano, italiani che vestono con eleganza, italiani che “guidano per uccidere”: di clichè sull’Italia ne esistono a bizzeffe. Ma quanti di questi ci caratterizzano realmente? E soprattutto come questi stereotipi condizionano la nostra “italianità” rendendoci unici agli occhi del resto del mondo?

Durante un breve soggiorno in Francia le autrici di questo articolo hanno interrogato, tramite un focus group, ragazzi di varie nazionalità (Algeria, Francia, Germania, Grecia, Spagna e Turchia) in merito ai clichè che attribuiscono agli italiani e a come quest’ultimi si applichino alla realtà divenendo di conseguenza un vantaggio o meno per il Belpaese. Il fatto di essere sempre notati per i nostri modi di fare “italiani” durante tutta la nostra permanenza e di aver ricevuto molte domande riguardo all’Italia ci ha fatto chiedere se l’identità nazionale italiana si costruisca attraverso i suoi stereotipi o se adirittura esiste solo grazie ad essi.

Ecco qua le risposte che abbiamo ottenuto durante il focus group e le considerazioni inevitabilmente emerse.

STILE DI VITA

Il nostro Paese è universalmente riconosciuto come la patria dell’arte e della moda. Tutti gli intervistati si sono trovati d’accordo nel dire che il patrimonio artistico italiano è tra i migliori al mondo. Nell’ambito moda invece l’Italia deve confrontarsi con la Francia poiché entrambe sono considerate eccellenze nel settore.

Inutile dire che i partecipanti hanno espresso la propria ammirazione nei confronti della cucina italiana e del caffè espresso.

Inoltre ogni singolo partecipante al focus group ha concordato nel riconoscere gli italiani come una popolazione molto chiassosa ma che soprattutto comunica anche gesticolando molto.

POLITICA E MAFIA

Stereotipo negativo ma inevitabile, secondo i partecipani la piaga della mafia condiziona pesantemente la Nazione italiana. Tuttavia, i nostri amici algerini (che abbiamo scoperto essere più compatibili con la personalità dell’italiano di quanto si potesse immaginare) sostengono che la mafia passi in secondo piano quando si parla d’Italia perché in primis si pensa alla cucina. Il nostro Paese è stato bersaglio di clichè riguardo alla situazione politica italiana soprattutto recente ritenuta a tratti estrema e a tratti comica.

ITALIANI CASANOVA

Nonostante il disaccordo delle due autrici gli intervistati sono convinti che l’italiano sia un vero latin lover, sempre ben vestito e pronto ad attaccare bottone (qualche partecipante ha specificato “non ci provano bene ma ci provano sempre”) anche quando già in coppia.

Non solo casanova: anche quando non si tratta di rimorchiare gli italiani sono sempre amichevoli nei confronti del prossimo anche se è emersa una differenza abissale tra l’approccio delle persone del Sud Italia e gli abitanti del Nord del Paese.

CONSIDERAZIONI

L’Italia è vista, anche grazie ai suoi stereotipi, in maniera estremamente positiva dai rappresentanti di ogni Nazione che ha partecipato al nostro focus group (forse in maniera più neutra da Germania, Spagna e Francia).

Interessante è la riflessione dei rappresentanti della Grecia in merito alla somiglianza tra la loro Nazione e la nostra “Nel nostro Paese si dice una faccia una razza. Italiani e greci vengono da luoghi geografici non dissimili e hanno tratti somatici abbastanza vicini, tuttavia l’Italia ha una forte visibilità a livello internazionale dovuta alla sua riconoscibilità”.

Dopo aver tratto le nostre conclusioni abbiamo notato che il punto di vista di uno degli intervistati si è rivelato fondamentale per comprendere come, secondo noi, vive l’identità italiana: “gli italiani non hanno un’identità nazionale ma se la creano attraverso gli stereotipi, che sono anche ciò che attrae gli stranieri e gli permette di venire in Italia, con grande guadagno per la vostra Nazione”.

Amida Agalliu, Beatrice Alunni

Tutti i partecipanti del progetto in Francia.

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