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Quando la tradizione non ha colore: dall’Albania ai Ceri di Gubbio

L’Umbria è una terra che presenta in abbondanza tradizioni e ricorrenze ultra-secolari. Tradizioni a cui le persone sono molto legate, a volte quasi gelose, come la Festa dei Ceri di…

L’Umbria è una terra che presenta in abbondanza tradizioni e ricorrenze ultra-secolari. Tradizioni a cui le persone sono molto legate, a volte quasi gelose, come la Festa dei Ceri di Gubbio. Vedere quindi una ragazza di origini e cultura straniera fare parte di una manifestazione storica e simbolica per l’Umbria (tanto da diventarne il simbolo ufficiale della Regione) è sicuramente bello ed istruttivo. Ne parliamo con Kiara, col cuore metà albanese e metà… eugubina!

Kiara, illustraci le tue origini.
“Sono nata a Gubbio da genitori albanesi, e sono di nazionalità albanese”.

Dimmi un pregio e un difetto di Gubbio.
“È una città bellissima e tranquilla dove però, essendo piccola, girano molto in fretta i pettegolezzi e i pregiudizi sulle persone”.

Come vedi Gubbio dal punto di vista dell’accoglienza e dell’inclusione di persone straniere e/o provenienti da altre culture?
“Gli eugubini sono abbastanza accoglienti dal punto di vista dell’inclusione. Forse lo sono un po’ di meno i bambini alla scuola elementare quando i genitori gli mettono in testa dei pregiudizi sugli stranieri”.

Cosa è la Corsa dei Ceri per Gubbio?
“Una festa che dura 365 giorni l’anno tra cene dei ceraioli, veglioni e riunioni per le mute del Cero”.

Invece per te cosa rappresenta?
“Per me è lo stesso, è un festa che senti tutto l’anno soprattutto quando vai nella Basilica di Sant’Ubaldo, dove trovi queste tre strutture di legno che aspettano solo il 15 maggio per tornare a correre per le vie di Gubbio. Ti trasmette tutte le emozioni possibili: dalla gioia, per la giornata che si andrà a svolgere, alla paura, sperando che nessun Cero cada e che soprattutto nessuno si faccia male; c’è una grande senso di unione con i ceraioli perché siamo tutti riuniti dentro le mura del centro storico per festeggiare un giorno importantissimo per noi; c’è anche la speranza, perché speri che la “muta” (gruppo di persone che insieme sostiene il Cero, ndr) del tuo amico o fidanzato che prende il Cero si svolga bene e che non abbia incidenti di percorso”.

Come viene vissuta questa manifestazione in una famiglia composta da persone non italiane?
“Nella mia famiglia sin da quando ero piccola, questa festa è sempre stata vissuto a pieno; anche se i miei genitori non mettono la divisa da ceraioli, a me e mia sorella ogni anno ci facevano vestire con la divisa del nostro Cero e puntualmente ci portavano sempre in Piazza Grande a vedere l’alzata. Quindi posso dire di averla sempre vissuta in pieno”.

Quando indossi la divisa da ceraiola cosa provi?
“Adrenalina. Ti assalgono mille emozioni, soprattutto gioia per la corsa, e senza divisa non riesci a provare l’emozione della festa, perché ti fa sentire parte della corsa anche se non sei tu che prendi in spalla il Cero. Quando indossi la divisa non senti nemmeno la fatica di salire il Monte, perché spero di arrivare in cima e prendere il posto migliore per vedere Sant’Ubaldo che chiude il portone”.
😂

Si dice spesso che gli eugubini siano un po’ “gelosi” della Corsa dei Ceri. Secondo te è vero? Perché?
“Sì, sinceramente anche io sono gelosa dei Ceri, perché se non conosci il vero motivo di questa corsa che si fa ogni anno, per chi viene fatta e ti interessa solo di ballare o bere durante la festa, allora non ha senso mettere la divisa dei Ceri o il fazzoletto sulle spalle. Non si tratta di essere “rustici” o provinciali, si tratta di far rispettare una festa che per noi ha molta importanza. Per la nostra città è per un po’ la nostra religione, perché comunque viene onorato il Santo protettore di Gubbio. Però in fondo è bello vedere i turisti che si divertono la sera a ballare e ad ammirare i ceraioli”.

Cosa può insegnare la Corsa dei Ceri a chi non è di Gubbio?
“Insegna che il giorno dei ceri non importa se sei albanese, italiano o rumeno , non si fa distinzione di eugubini “puri” o eugubini con origini straniere, l’unica cosa che importa in questo giorno è di quale colore hai la divisa perché ognuno onora il proprio Cero con i propri canti e i propri festeggiamenti. Ma appena finisce la corsa ci si riunisce tutti insieme a festeggiare la bellissima corsa svolta, e lì non importa di quale Cero sei, importa solo divertirsi al massimo”.

Ti senti più albanese o eugubina?
“Più eugubina in realtà, per il fatto che ho sempre vissuto e che quindi non conosco pienamente la lingua albanese; però mi sento anche albanese, perché i miei genitori mi hanno insegnato, pur vivendo in Italia, le tradizioni della loro terra”.

Meglio la patente di guida o la patente da matta di Gubbio?
“Ovviamente la patente da matta. La puoi prendere in qualsiasi momento vuoi, senza dover aspettare 18 anni”.

Salutaci da vera albanese-eugubina!
“Bella freghi, c’arvedemo alla prossima e Viva Sant’Ubaldo!”
💛

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Humans of Umbria: Ilam e la scuola di integrazione

Per il suo quarto appuntamento #humansofumbria cambia formato e vi porta un’intervista piena di spunti interessanti: la testimonianza di Ilam, studentessa di medicina e volontaria dell’ANT, sull’integrazione e su come…

Per il suo quarto appuntamento #humansofumbria cambia formato e vi porta un’intervista piena di spunti interessanti: la testimonianza di Ilam, studentessa di medicina e volontaria dell’ANT, sull’integrazione e su come insegnarla ai bambini

Sono in Italia da 19 anni ma sono nata in Marocco, sono cittadina marocchina. Sono arrivata qua quando avevo 8 mesi, ho fatto tutte le scuole in Italia. Sono perugina e parlo perugino.

Riguardo l’accoglienza degli stranieri la situazione è cambiata molto, da come era l’Italia a come è diventata. Penso che quando ero piccola gli stranieri erano molto graditi. Ora forse un po’ meno. Questo influenza la nostra vita quotidiana, e influenza anche molto il rapportarsi con gli altri. Secondo me influisce molto la politica, un po’ anche l’attualità, ma soprattutto la propaganda: come i discorsi, gli argomenti vengono trattati, soprattutto in televisione e nei giornali. Non bisogna solo vedere magari un telegiornale e dire che “hanno ragione”, uno deve ragionare con la propria testa. Perché quello che fa la propaganda è proprio questo, portare le persone a capire certe cose che sono sbagliate, fino a pensare che tutti gli stranieri sono “fatti male”. Si dovrebbe ragionare con il proprio cervello, usare la logica e farsi due conti in testa, serve il pensiero critico insomma. “Toccherà movece!”.

Per quanto riguarda Perugia dal punto di vista dell’integrazione è messa abbastanza bene. Però fuori dalla città, nei piccoli paesini siamo ancora un passo indietro. Lì troviamo più vecchi che giovani, che influenzano anche la mentalità di quei pochi giovani che vivono nel paesino, come quello in cui vivo io. Vedo la situazione e sinceramente non mi piace. Prima di mettere il velo mi trattavano in un modo, una volta che l’ho messo… in un modo completamente diverso. Questo non dipende dal fatto che abitiamo in Umbria, ma dal fatto che viviamo in un piccolo paesino, dove non c’è integrazione. La gente non esce, non vede altri posti, non si informa. E quindi rimangono bloccati, racchiusi in quel paesino. Sono nati così e non hanno l’idea di cambiare.

Le scuole potrebbero essere importanti per cambiare questa situazione. È un ottimo punto di partenza. Non dico nelle scuole delle città principali. Ma quelle piccole scuole materne, medie, che sono nei paesi più piccoli. Secondo me ci dovrebbe essere una materia di “integrazione” fatta proprio apposta. Anche mescolare i ragazzi può essere utile: io ho fatto le scuole e comunque sinceramente non ho mai vissuto situazioni di razzismo fortunatamente, forse perché sono aperta. Però osservo molto, e vedo che le altre persone straniere tendono a fare i gruppetti: gli italiani da soli, gli stranieri da soli. Questo dipende anche dai professori, dalle maestre. Bisogna comunque insegnare al bambino, fin da piccolo, ad integrarsi con lo straniero. Non insegnare a fare gruppi, perché così non è una buona educazione.

Il banchetto? Questo è il mio “lavoro” quando ho tempo libero. È per un’associazione, ANT (Associazione Italiana Tumori), diamo assistenza domiciliare gratuita ai malati oncologici. Facciamo anche prevenzione, con visite preventive sempre gratuite. Diciamo che è un hobby, una cosa che mi piace, una passione più che un lavoro, e spero di continuare la mia strada. Sono fiera di quello che sono. Non vorrei cambiare la mia vita.

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Ho sposato uno straniero: 5 regole per appropinquarsi ai fiori d’arancio

Orbene se siete arrivati a questo punto, quasi sicuramente avete rispettato tutte le dieci regole precedenti, ma la domanda è: come sopravvivere all’organizzazione di un matrimonio misto? Ebbene, io ci…

Orbene se siete arrivati a questo punto, quasi sicuramente avete rispettato tutte le dieci regole precedenti, ma la domanda è: come sopravvivere all’organizzazione di un matrimonio misto? Ebbene, io ci ho messo due anni, tre cerimonie 🤪(almeno per ora… ne manca una! 😈, e un bel po’ di divertimento (🤫per non parlare di stress!).

Procediamo quindi con gli ingredienti per la riuscita di un’ottima cerimonia 💑:

💟 Fate la lista degli invitati. Voi direte, ma che scemenze sono 🤨? Questa si fa in ogni caso… eh voi la fate facile, mio marito ha trentasei cugini primi, e io circa un centinaio tra parenti e amici 😱🤓🤪. Ecco perché abbiamo deciso di celebrare due matrimoni, uno in Italia e uno in Iran (gli altri due sono stati in ambasciata e in comune!). Totale? Quattro 🤣!!!

💟 Iniziate con i documenti necessari, l’andirivieni dall’ambasciata al comune di residenza e poi alla questura, non è semplice😠!

💟 La scelta del menù: non stressatevi troppo, fatelo misto! Un po’ di cibo della vostra cultura e un po’ di quello del vostro/a partner🍝🥘. Insomma se “se magna bene”, invitatemi😸!

💟 Non siate troppo permissivi/e: una bracioletta di maiale per te 🥩, una coscetta di pollo halāl per lui/lei 🍗; un bicchiere di vino per te🍷, uno di succo di frutta a lui/lei🍹… mi sembra più che giusto no?

💟 Segnaposto e bomboniere: cosa fare? Facile.estero😉! Un “gingilletto” italiano e un “gingilletto” straniero… per far conoscere ai miei parenti l’Iran, ho deciso che come segnaposto avrei utilizzato delle bustine con del tè iraniano (bevanda nazionale) e una foto delle città più importanti! Per bomboniera? Un copri mobiletto iraniano e un fazzolettino ricamato all’uncinetto da mia nonna, con dentro confetti mandorlati, davvero squisiti!

 

Anche per questa puntata è tutto. E se siete in procinto di sposarvi, beh… ne siete sicuri? 😝😜🤣

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Essere diversi, essere uguali: dall’invenzione della razza ai giorni nostri

Siamo nel 2018 ma sembra che le cosiddette società occidentali invece che «fare grandi passi in avanti per l’umanità», stiano facendo enormi passi indietro. Con l’avvento di internet e la…

Siamo nel 2018 ma sembra che le cosiddette società occidentali invece che «fare grandi passi in avanti per l’umanità», stiano facendo enormi passi indietro. Con l’avvento di internet e la possibilità per tutti di entrare a far parte di quel mondo virtuale globalizzato, vecchie ideologie naziste, fasciste e razziste, sembrano essere riaffiorate, lasciando da parte quel concetto di uguaglianza tanto voluto dalla Rivoluzione Francese. Da cosa è dato il fenomeno? Forse è sempre stato lì, ma in qualche modo c’era vergogna di renderlo pubblico? Forse sta riaffiorando a causa di una legittimazione data dall’anonimato?

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Inclusione, tolleranza e rispetto tra i popoli: come un’associazione perugina insegna la multiculturalità attraverso la musica e la cultura del Perù

Sono padre e figlia, si chiamano Marco e Margherita Ricci e condividono la passione per la cultura popolare latino-americana. Insieme hanno fondato l’associazione culturale Alma Andina Perugia. Siamo andati a conoscerli e…

Sono padre e figlia, si chiamano Marco e Margherita Ricci e condividono la passione per la cultura popolare latino-americana. Insieme hanno fondato l’associazione culturale Alma Andina Perugia. Siamo andati a conoscerli e ci siamo fatti raccontare come nasce questa passione.

Cosa è Alma Andina Perugia?
Un’associazione culturale nata a Perugia nel febbraio 2013 per promuovere e diffondere in Italia e nel Mondo la cultura popolare ed etnica latino-americana, in particolare quella andina, attraverso musica, danza e folklore.

Quali attività portate avanti nella vostra associazione?
Nel corso degli anni abbiamo organizzato e messo in atto esibizioni di musica dal vivo, sfilate di costumi tipici, cucina peruviana, mostre di artigianato e strumenti tipici. Da un paio di anni, un’attività molto importante è quella di corsi di strumenti musicali etnici latino-americani, ai quali partecipano bambini e ragazzi italiani e non solo…

Perché un gruppo di italiani a un certo punto sente il bisogno di diffondere la musica delle Ande del Perù… a Perugia?
L’associazione nasce in ambito familiare, da una coppia mista (Marco e la moglie peruviana, ndr). Da questa unione è nata l’idea dell’associazione, che è formata anche dai figli di Marco (tra cui Margherita, ndr) e da cittadini peruviani e italiani interessati al progetto.

Che tipo di lavoro c’è dietro a un progetto del genere?
MARCO: Prima di tutto, ci documentiamo tramite mia moglie e le sue conoscenze, e poi nel corso degli anni abbiamo approfondito la cultura, il folklore e le tradizioni del Perù direttamente sul posto, tramite la gente locale, grazie ai tanti viaggi fatti in loco.

Cosa vi affascina della cultura e del folklore andino?
MARGHERITA: A me sono piaciute da subito la musica ed il ballo, e man mano ho imparato ad apprezzare anche tutta la cultura in genere.
MARCO: Mi piace un po’ tutto di questa cultura, perché esprime bene il carattere, l’educazione e la dignità del popolo andino, sul quale ovviamente incide anche il rapporto con questa natura imponente. Le persone sono genuine, tutti ti salutano e questo in Italia a volte manca.

Quali sono le differenze con la musica popolare italiana?
La musica è suonata con strumenti che vengono dalla natura, fatti ad esempio con la corazza dell’armadillo (charango) o con canne di bambù (flauto di pan). Le canzoni riguardano soprattutto l’amore e il corteggiamento, ma anche la vita di ogni giorno. Poi all’interno della musica andina stessa ci sono tanti generi, a seconda della zona in cui vengono proposti, che variano nella lingua (dallo spagnolo ad idiomi millenari, come il quechua o l’aymara), nei temi, nel suono, negli strumenti usati e nelle danze.

E anche voi vi esibite nei diversi generi della musica andina?
In primo luogo cerchiamo di far conoscere la musica delle zone andina, privilegiando alcune tipologie di musica come il huayno, ma nel nostro repertorio presentiamo anche pezzi classici della musica popolare latino-americana.

Quali spazi cercate per promuovere questa cultura?

MARCO: Per ora abbiamo partecipato soprattutto ad eventi interculturali di vario tipo promossi da istituzioni o associazioni a Perugia in vari contesti (dall’Università per Stranieri a Palazzo dei Priori, passando per Piazza del Bacio o alcune sagre), anche se un maggior appoggio proprio dalle istituzioni non ci dispiacerebbe. Inoltre riteniamo molto importanti le scuole, per trasmettere ai ragazzi attraverso la cultura andina elementi come l’apertura, la
tolleranza e il rispetto verso gli altri.
MARGHERITA: Umbria Jazz (ride!). Ci piacerebbe poterci esprimere in manifestazioni grandi, in festival o eventi anche fuori Umbria, magari diventando un punto di riferimento nazionale per la promozione di questa cultura.

Vi sentite più artisti o divulgatori?
MARGHERITA: Artisti!
MARCO: Credo che nella nostra attività non si possano scindere i due aspetti. La cosa più importante è promuovere questa cultura, e pensiamo che l’arte e la musica siano dei veicoli importanti per raggiungere questo obiettivo.

Spesso noi siamo portati a considerare i peruviani semplicemente come “sudamericani”, mettendoli sullo stesso piano con altre numerose comunità continentali presenti nel territorio (a Perugia mi vengono in mente quelle di Ecuador, Argentina e Colombia). Qual è il tratto distintivo che vi colpisce di più e che secondo voi gli italiani non colgono?
MARCO: A livello somatico è difficile distinguerli per un italiano non abituato, io stesso fino a una decina di anni fa (conoscevo mia moglie già da dieci anni) facevo fatica. Lo stesso vale a livello linguistico, anche se le differenze di parlata sono presenti rispetto a una comune lingua madre (lo spagnolo, ndr). Prendendo in considerazione le due comunità più diffuse a Perugia, peruviani ed ecuadoregni, i peruviani sono forse più intraprendenti e socievoli. Inoltre, tratto comune a buona parte dei sudamericani, risalta l’allegria nell’affrontare la vita, l’amore per la musica e la danza.

Avete rapporti con la comunità peruviana e andina presente a Perugia e in Umbria?
Sicuramente, e partono già da prima della nostra fondazione. Cooperiamo con le varie associazioni di peruviani di Perugia per attività ricreative di vario tipo, in particolare quelle di danza, ed abbiamo avuto una collaborazione proficua con la Pastorale Latino-Americana di San Sisto a Perugia, nei loro eventi e nelle funzioni religiose. Ed abbiamo fatto attività anche comunità di altri Paesi del Sud America, in particolare quella dell’Ecuador.

Come vedete l’integrazione e l’inclusione a Perugia, in particolare riguardo alla comunità peruviana?
MARCO: Secondo noi i peruviani sono abbastanza integrati nel contesto perugino, perché partecipano a diversi eventi popolari in Italia, come le sagre. Inoltre sono una comunità ben vista perché considerata gente responsabile, che si comporta bene, lavora e non ruba.
MARGHERITA: I più giovani grazie alla scuola sono molto integrati con i loro coetanei, fanno le stesse attività e si sentono coinvolti nella società, sono più italiani che peruviani; anche se per loro è probabilmente più facile rispetto ad un adulto trasferitosi da poco.

Il vostro progetto può aiutare ad avvicinare i due popoli, almeno nella realtà perugina ed umbra?

Noi consideriamo la multiculturalità come una risorsa e una ricchezza per tutti noi. Un valido esempio di ciò sono le famiglie miste come la nostra, in cui i figli assimilano diverse culture in modo del tutto naturale ed egualitario. Come Alma Andina Perugia cerchiamo di coinvolgere nelle attività ragazzi italiani, stranieri, seconde generazioni unite
nell’apprendere, promuovere e diffondere una cultura particolare. Questo porta anche a diffondere sentimenti positivi, come l’inclusione, la tolleranza e il rispetto tra i popoli, attraverso la reciproca conoscenza, il confronto e lo scambio culturale. Sarebbe importante che anche alti organismi (come i governi) intensifichino certi progetti o
manifestazioni, allo scopo di favorire l’inclusione e la pari dignità di tutte le persone del Mondo.

 

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Ius Soli: dal duemilacredici al 2018

Facciamo un gioco: chiudete per un attimo gli occhi e immaginate con me visivamente le scene che tempestano i talk show, i social e tutte le piattaforme che veicolano ogni giorno…

Facciamo un gioco: chiudete per un attimo gli occhi e immaginate con me visivamente le scene che tempestano i talk show, i social e tutte le piattaforme che veicolano ogni giorno un mare di boiate.

Immaginate: un esodo di donne incinte pronte a sbarcare sulle coste italiane, partite perché hanno saputo che dal duemilaCREDICI è stata approvata la riforma sulla cittadinanza.
Oppure immaginate con me, Omar che ottiene la cittadinanza tramite lo Ius Soli e in automatico acquista un punteggio per accedere al girone dei radicalizzati. Eh sì, perché è un dato di fatto!

“Gli attentati di Bruxelles e in Francia sono stati fatti da “seconde generazioni”, che avevano la cittadinanza”.
Come se fosse superfluo dire che erano ragazzi che non si riconoscevano nel paese dove sono nati, che alcuni avevano un passato di tossicodipendenza e soprattutto figli di un processo di (de)integrazione.

Immaginate: se nel duemilaCREDICI fosse approvata la legge della cittadinanza, un milione di persone, perlopiù ragazzi, diventerebbe elettorato attivo. Chi ne gioverebbe?
Un passo indietro, se una persona lotta per il riconoscimento di un diritto esce dalla logica propagandistica che vuole commercializzare i diritti come se fossero delle merci per alimentare simpatie e antipatie.
Sicuramente, inutile dire che insultare o usare i tuoi potenziali futuri elettori non è una tattica intelligente.

DISCLAIMER : Se il discorso non fila e genera intolleranza perché pensate che la riforma della cittadinanza porterà a :

  1. Esodo di donne incinte, pronte a parcheggiare i figli in Italia;
  2. Promozione del radicalismo;
  3. 1 000 000 di persone di futuri elettori, che votano sinistra.

abbandonate questa pagina o vi sfido a continuare a leggere con l’intenzione di stimolare un confronto di idee.

Entriamo nel merito della riforma, perché se il problema sono i luoghi comuni che delineano scenari goffi che però viaggiano nei binari della paura, bisogna chiarire la situazione.

Attualmente, la riforma in vigore prevede l’acquisizione della cittadinanza tramite:

– IUS SANGUINIS (“diritto di sangue”): La cittadinanza si eredita nel caso in cui almeno uno dei due genitori o entrambi siano italiano per trasmissione diretta.

La proposta di legge attuale chiamata “Ius soli condizionato”, prevede due modalità di acquisizione della cittadinanza :

Lo Ius soli temperato, che prevede l’attribuzione diretta della cittadinanza italiana ad un bambino nato in Italia se il genitore risiede in Italia da almeno 5 anni e proviene dall’Unione Europea, con permesso di soggiorno permanente .
Mentre, se il genitore proviene da un paese non europeo c’è un vincolo legato al reddito che deve essere superiore all’assegno sociale (almeno 5824,91 Euro), avere un alloggio idoneo secondo la legge e affrontare un test di conoscenza della lingua italiana e avere un permesso di soggiorno di lungo periodo.

Lo Ius Culturae , questa modalità di acquisizione della cittadinanza è legata al completamento di un percorso di studio.

Nel caso in cui il minore nato in Italia o arrivato in Italia entro il compimento del dodicesimo anno di età frequenta un ciclo scolastico di almeno 5 anni in Italia, ha diritto di acquisire la cittadinanza.

Ci sono dei vincoli che non permetterebbero di far acquisire la cittadinanza a chiunque, come spesso si fa intendere.
Non si tratta infatti di un Ius soli “puro” come quello vigente negli Stati Uniti, ma di un processo di acquisizione di cittadinanza con dei parametri precisi.

Se sei arrivato fino a qui, dovremmo essere riusciti a fare un passo in avanti: è l’utopia che diventa realtà. Siamo pronti ad abbandonare l’anno duemilaCREDICI e aprire la porta ad un diritto di cittadinanza inclusivo nel 2018?

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Ho sposato uno straniero: 10 cose da fare prima di stilare il contratto

Sono sempre stata affascinata dall’”esotico”, dall’”altro”, da ciò che era diverso da me, da ciò che avrebbe potuto darmi quel qualcosa in più che sentivo mi mancava. Questo aspetto l’ho…

Sono sempre stata affascinata dall'”esotico”, dall'”altro”, da ciò che era diverso da me, da ciò che avrebbe potuto darmi quel qualcosa in più che sentivo mi mancava. Questo aspetto l’ho ritrovato anche nel mio percorso di studi, dalle mie amicizie internazionali e nei miei interessi. Poi, un giorno, ho incontrato il mio “bello e impossibile, dagli occhi neri e dal sapor Medio Orientale” e l’ho sposato. Ma che vuol dire sposare uno straniero? Ecco per voi una lista di regole per poter iniziare a cucinare la vostra deliziosa torta! 🤪🤪😋😋

 

❤ REGOLA N°1:

✅Conoscere la sua cultura di provenienza: sembra una banalità, ma cercare di capire la sua realtà vi renderà ancora più uniti.

❤ REGOLA N°2:

✅Conoscere la sua famiglia. È importante che voi entriate in contatto con la vostra futura suocera e suocero. Come,             probabilmente, per i vostri genitori anche i vostri suoceri saranno molto preoccupati che il figlio/a si stiano per sposare con una “straniera/o”. Non vorrete mica iniziare a litigare subito! 😅

❤ REGOLA N°3:

✅Conoscere le sue idee politiche. È importante tra una coppia italiana, figuriamoci tra stranieri! (PS. potrebbe votare il Salvini “de noiatri”)😱😤🧐🤪

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Lettera nera: tra sogno e realtà

Cara madre, ti scrivo con un po’ di pena dopo tanti anni. Non sai quanto mi manchi, non sai quanto vorrei abbracciarti e dirti dal vivo che ti voglio tanto…

Cara madre,

ti scrivo con un po’ di pena dopo tanti anni. Non sai quanto mi manchi, non sai quanto vorrei abbracciarti e dirti dal vivo che ti voglio tanto bene. Purtroppo, adesso, è un lusso che non mi posso permettere perché non ho ancora realizzato i miei sogni.  Se persevero, tu sarai la mia locomotiva. Visto che non ci sentiamo da anni, vorrei raccontarti un po’ la mia vita qui, le mie esperienze, insomma, il mio quotidiano.

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