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Essere diversi, essere uguali: dall’invenzione della razza ai giorni nostri

Siamo nel 2018 ma sembra che le cosiddette società occidentali invece che «fare grandi passi in avanti per l’umanità», stiano facendo enormi passi indietro. Con l’avvento di internet e la…

Siamo nel 2018 ma sembra che le cosiddette società occidentali invece che «fare grandi passi in avanti per l’umanità», stiano facendo enormi passi indietro. Con l’avvento di internet e la possibilità per tutti di entrare a far parte di quel mondo virtuale globalizzato, vecchie ideologie naziste, fasciste e razziste, sembrano essere riaffiorate, lasciando da parte quel concetto di uguaglianza tanto voluto dalla Rivoluzione Francese. Da cosa è dato il fenomeno? Forse è sempre stato lì, ma in qualche modo c’era vergogna di renderlo pubblico? Forse sta riaffiorando a causa di una legittimazione data dall’anonimato?

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Inclusione, tolleranza e rispetto tra i popoli: come un’associazione perugina insegna la multiculturalità attraverso la musica e la cultura del Perù

Sono padre e figlia, si chiamano Marco e Margherita Ricci e condividono la passione per la cultura popolare latino-americana. Insieme hanno fondato l’associazione culturale Alma Andina Perugia. Siamo andati a conoscerli e…

Sono padre e figlia, si chiamano Marco e Margherita Ricci e condividono la passione per la cultura popolare latino-americana. Insieme hanno fondato l’associazione culturale Alma Andina Perugia. Siamo andati a conoscerli e ci siamo fatti raccontare come nasce questa passione.

Cosa è Alma Andina Perugia?
Un’associazione culturale nata a Perugia nel febbraio 2013 per promuovere e diffondere in Italia e nel Mondo la cultura popolare ed etnica latino-americana, in particolare quella andina, attraverso musica, danza e folklore.

Quali attività portate avanti nella vostra associazione?
Nel corso degli anni abbiamo organizzato e messo in atto esibizioni di musica dal vivo, sfilate di costumi tipici, cucina peruviana, mostre di artigianato e strumenti tipici. Da un paio di anni, un’attività molto importante è quella di corsi di strumenti musicali etnici latino-americani, ai quali partecipano bambini e ragazzi italiani e non solo…

Perché un gruppo di italiani a un certo punto sente il bisogno di diffondere la musica delle Ande del Perù… a Perugia?
L’associazione nasce in ambito familiare, da una coppia mista (Marco e la moglie peruviana, ndr). Da questa unione è nata l’idea dell’associazione, che è formata anche dai figli di Marco (tra cui Margherita, ndr) e da cittadini peruviani e italiani interessati al progetto.

Che tipo di lavoro c’è dietro a un progetto del genere?
MARCO: Prima di tutto, ci documentiamo tramite mia moglie e le sue conoscenze, e poi nel corso degli anni abbiamo approfondito la cultura, il folklore e le tradizioni del Perù direttamente sul posto, tramite la gente locale, grazie ai tanti viaggi fatti in loco.

Cosa vi affascina della cultura e del folklore andino?
MARGHERITA: A me sono piaciute da subito la musica ed il ballo, e man mano ho imparato ad apprezzare anche tutta la cultura in genere.
MARCO: Mi piace un po’ tutto di questa cultura, perché esprime bene il carattere, l’educazione e la dignità del popolo andino, sul quale ovviamente incide anche il rapporto con questa natura imponente. Le persone sono genuine, tutti ti salutano e questo in Italia a volte manca.

Quali sono le differenze con la musica popolare italiana?
La musica è suonata con strumenti che vengono dalla natura, fatti ad esempio con la corazza dell’armadillo (charango) o con canne di bambù (flauto di pan). Le canzoni riguardano soprattutto l’amore e il corteggiamento, ma anche la vita di ogni giorno. Poi all’interno della musica andina stessa ci sono tanti generi, a seconda della zona in cui vengono proposti, che variano nella lingua (dallo spagnolo ad idiomi millenari, come il quechua o l’aymara), nei temi, nel suono, negli strumenti usati e nelle danze.

E anche voi vi esibite nei diversi generi della musica andina?
In primo luogo cerchiamo di far conoscere la musica delle zone andina, privilegiando alcune tipologie di musica come il huayno, ma nel nostro repertorio presentiamo anche pezzi classici della musica popolare latino-americana.

Quali spazi cercate per promuovere questa cultura?

MARCO: Per ora abbiamo partecipato soprattutto ad eventi interculturali di vario tipo promossi da istituzioni o associazioni a Perugia in vari contesti (dall’Università per Stranieri a Palazzo dei Priori, passando per Piazza del Bacio o alcune sagre), anche se un maggior appoggio proprio dalle istituzioni non ci dispiacerebbe. Inoltre riteniamo molto importanti le scuole, per trasmettere ai ragazzi attraverso la cultura andina elementi come l’apertura, la
tolleranza e il rispetto verso gli altri.
MARGHERITA: Umbria Jazz (ride!). Ci piacerebbe poterci esprimere in manifestazioni grandi, in festival o eventi anche fuori Umbria, magari diventando un punto di riferimento nazionale per la promozione di questa cultura.

Vi sentite più artisti o divulgatori?
MARGHERITA: Artisti!
MARCO: Credo che nella nostra attività non si possano scindere i due aspetti. La cosa più importante è promuovere questa cultura, e pensiamo che l’arte e la musica siano dei veicoli importanti per raggiungere questo obiettivo.

Spesso noi siamo portati a considerare i peruviani semplicemente come “sudamericani”, mettendoli sullo stesso piano con altre numerose comunità continentali presenti nel territorio (a Perugia mi vengono in mente quelle di Ecuador, Argentina e Colombia). Qual è il tratto distintivo che vi colpisce di più e che secondo voi gli italiani non colgono?
MARCO: A livello somatico è difficile distinguerli per un italiano non abituato, io stesso fino a una decina di anni fa (conoscevo mia moglie già da dieci anni) facevo fatica. Lo stesso vale a livello linguistico, anche se le differenze di parlata sono presenti rispetto a una comune lingua madre (lo spagnolo, ndr). Prendendo in considerazione le due comunità più diffuse a Perugia, peruviani ed ecuadoregni, i peruviani sono forse più intraprendenti e socievoli. Inoltre, tratto comune a buona parte dei sudamericani, risalta l’allegria nell’affrontare la vita, l’amore per la musica e la danza.

Avete rapporti con la comunità peruviana e andina presente a Perugia e in Umbria?
Sicuramente, e partono già da prima della nostra fondazione. Cooperiamo con le varie associazioni di peruviani di Perugia per attività ricreative di vario tipo, in particolare quelle di danza, ed abbiamo avuto una collaborazione proficua con la Pastorale Latino-Americana di San Sisto a Perugia, nei loro eventi e nelle funzioni religiose. Ed abbiamo fatto attività anche comunità di altri Paesi del Sud America, in particolare quella dell’Ecuador.

Come vedete l’integrazione e l’inclusione a Perugia, in particolare riguardo alla comunità peruviana?
MARCO: Secondo noi i peruviani sono abbastanza integrati nel contesto perugino, perché partecipano a diversi eventi popolari in Italia, come le sagre. Inoltre sono una comunità ben vista perché considerata gente responsabile, che si comporta bene, lavora e non ruba.
MARGHERITA: I più giovani grazie alla scuola sono molto integrati con i loro coetanei, fanno le stesse attività e si sentono coinvolti nella società, sono più italiani che peruviani; anche se per loro è probabilmente più facile rispetto ad un adulto trasferitosi da poco.

Il vostro progetto può aiutare ad avvicinare i due popoli, almeno nella realtà perugina ed umbra?

Noi consideriamo la multiculturalità come una risorsa e una ricchezza per tutti noi. Un valido esempio di ciò sono le famiglie miste come la nostra, in cui i figli assimilano diverse culture in modo del tutto naturale ed egualitario. Come Alma Andina Perugia cerchiamo di coinvolgere nelle attività ragazzi italiani, stranieri, seconde generazioni unite
nell’apprendere, promuovere e diffondere una cultura particolare. Questo porta anche a diffondere sentimenti positivi, come l’inclusione, la tolleranza e il rispetto tra i popoli, attraverso la reciproca conoscenza, il confronto e lo scambio culturale. Sarebbe importante che anche alti organismi (come i governi) intensifichino certi progetti o
manifestazioni, allo scopo di favorire l’inclusione e la pari dignità di tutte le persone del Mondo.

 

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Ius Soli: dal duemilacredici al 2018

Facciamo un gioco: chiudete per un attimo gli occhi e immaginate con me visivamente le scene che tempestano i talk show, i social e tutte le piattaforme che veicolano ogni giorno…

Facciamo un gioco: chiudete per un attimo gli occhi e immaginate con me visivamente le scene che tempestano i talk show, i social e tutte le piattaforme che veicolano ogni giorno un mare di boiate.

Immaginate: un esodo di donne incinte pronte a sbarcare sulle coste italiane, partite perché hanno saputo che dal duemilaCREDICI è stata approvata la riforma sulla cittadinanza.
Oppure immaginate con me, Omar che ottiene la cittadinanza tramite lo Ius Soli e in automatico acquista un punteggio per accedere al girone dei radicalizzati. Eh sì, perché è un dato di fatto!

“Gli attentati di Bruxelles e in Francia sono stati fatti da “seconde generazioni”, che avevano la cittadinanza”.
Come se fosse superfluo dire che erano ragazzi che non si riconoscevano nel paese dove sono nati, che alcuni avevano un passato di tossicodipendenza e soprattutto figli di un processo di (de)integrazione.

Immaginate: se nel duemilaCREDICI fosse approvata la legge della cittadinanza, un milione di persone, perlopiù ragazzi, diventerebbe elettorato attivo. Chi ne gioverebbe?
Un passo indietro, se una persona lotta per il riconoscimento di un diritto esce dalla logica propagandistica che vuole commercializzare i diritti come se fossero delle merci per alimentare simpatie e antipatie.
Sicuramente, inutile dire che insultare o usare i tuoi potenziali futuri elettori non è una tattica intelligente.

DISCLAIMER : Se il discorso non fila e genera intolleranza perché pensate che la riforma della cittadinanza porterà a :

  1. Esodo di donne incinte, pronte a parcheggiare i figli in Italia;
  2. Promozione del radicalismo;
  3. 1 000 000 di persone di futuri elettori, che votano sinistra.

abbandonate questa pagina o vi sfido a continuare a leggere con l’intenzione di stimolare un confronto di idee.

Entriamo nel merito della riforma, perché se il problema sono i luoghi comuni che delineano scenari goffi che però viaggiano nei binari della paura, bisogna chiarire la situazione.

Attualmente, la riforma in vigore prevede l’acquisizione della cittadinanza tramite:

– IUS SANGUINIS (“diritto di sangue”): La cittadinanza si eredita nel caso in cui almeno uno dei due genitori o entrambi siano italiano per trasmissione diretta.

La proposta di legge attuale chiamata “Ius soli condizionato”, prevede due modalità di acquisizione della cittadinanza :

Lo Ius soli temperato, che prevede l’attribuzione diretta della cittadinanza italiana ad un bambino nato in Italia se il genitore risiede in Italia da almeno 5 anni e proviene dall’Unione Europea, con permesso di soggiorno permanente .
Mentre, se il genitore proviene da un paese non europeo c’è un vincolo legato al reddito che deve essere superiore all’assegno sociale (almeno 5824,91 Euro), avere un alloggio idoneo secondo la legge e affrontare un test di conoscenza della lingua italiana e avere un permesso di soggiorno di lungo periodo.

Lo Ius Culturae , questa modalità di acquisizione della cittadinanza è legata al completamento di un percorso di studio.

Nel caso in cui il minore nato in Italia o arrivato in Italia entro il compimento del dodicesimo anno di età frequenta un ciclo scolastico di almeno 5 anni in Italia, ha diritto di acquisire la cittadinanza.

Ci sono dei vincoli che non permetterebbero di far acquisire la cittadinanza a chiunque, come spesso si fa intendere.
Non si tratta infatti di un Ius soli “puro” come quello vigente negli Stati Uniti, ma di un processo di acquisizione di cittadinanza con dei parametri precisi.

Se sei arrivato fino a qui, dovremmo essere riusciti a fare un passo in avanti: è l’utopia che diventa realtà. Siamo pronti ad abbandonare l’anno duemilaCREDICI e aprire la porta ad un diritto di cittadinanza inclusivo nel 2018?

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Ho sposato uno straniero: 10 cose da fare prima di stilare il contratto

Sono sempre stata affascinata dall’”esotico”, dall’”altro”, da ciò che era diverso da me, da ciò che avrebbe potuto darmi quel qualcosa in più che sentivo mi mancava. Questo aspetto l’ho…

Sono sempre stata affascinata dall'”esotico”, dall'”altro”, da ciò che era diverso da me, da ciò che avrebbe potuto darmi quel qualcosa in più che sentivo mi mancava. Questo aspetto l’ho ritrovato anche nel mio percorso di studi, dalle mie amicizie internazionali e nei miei interessi. Poi, un giorno, ho incontrato il mio “bello e impossibile, dagli occhi neri e dal sapor Medio Orientale” e l’ho sposato. Ma che vuol dire sposare uno straniero? Ecco per voi una lista di regole per poter iniziare a cucinare la vostra deliziosa torta! 🤪🤪😋😋

 

❤ REGOLA N°1:

✅Conoscere la sua cultura di provenienza: sembra una banalità, ma cercare di capire la sua realtà vi renderà ancora più uniti.

❤ REGOLA N°2:

✅Conoscere la sua famiglia. È importante che voi entriate in contatto con la vostra futura suocera e suocero. Come,             probabilmente, per i vostri genitori anche i vostri suoceri saranno molto preoccupati che il figlio/a si stiano per sposare con una “straniera/o”. Non vorrete mica iniziare a litigare subito! 😅

❤ REGOLA N°3:

✅Conoscere le sue idee politiche. È importante tra una coppia italiana, figuriamoci tra stranieri! (PS. potrebbe votare il Salvini “de noiatri”)😱😤🧐🤪

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Lettera nera: tra sogno e realtà

Cara madre, ti scrivo con un po’ di pena dopo tanti anni. Non sai quanto mi manchi, non sai quanto vorrei abbracciarti e dirti dal vivo che ti voglio tanto…

Cara madre,

ti scrivo con un po’ di pena dopo tanti anni. Non sai quanto mi manchi, non sai quanto vorrei abbracciarti e dirti dal vivo che ti voglio tanto bene. Purtroppo, adesso, è un lusso che non mi posso permettere perché non ho ancora realizzato i miei sogni.  Se persevero, tu sarai la mia locomotiva. Visto che non ci sentiamo da anni, vorrei raccontarti un po’ la mia vita qui, le mie esperienze, insomma, il mio quotidiano.

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L’Umbria dell’integrazione raccontata dai suoi protagonisti

Raccontare l’Umbria dell’integrazione silenziosa. Una società che già esiste da molti anni: nelle scuole, nelle università, al supermercato, nei luoghi di lavoro, tra vicini di casa. Quel mondo mai rumoroso,…

Raccontare l’Umbria dell’integrazione silenziosa. Una società che già esiste da molti anni: nelle scuole, nelle università, al supermercato, nei luoghi di lavoro, tra vicini di casa. Quel mondo mai rumoroso, che non fa scalpore, non occupa le pagine dei giornali, non si moltiplica in modo forsennato sui social network. Un mondo che racconta di bambini con la pelle nera e uno spiccato dialetto locale, di coppie composte da persone che provengono dagli angoli opposti del mondo, di vicini di banco, compagni di squadra, colleghi di lavoro, insomma, umbri di “varia origine” che hanno costruito per la nostra regione una identità nuova e armoniosa.

È questa l’Umbria che vogliamo raccontare con il nostro piccolo grande esperimento: Blog Niù, il blog delle nuove identità urbane. O forse, più banalmente, l’Umbria a cui vogliamo dare voce. Senza gridare, ma nemmeno sussurrando. E per farlo abbiamo deciso di reclutare, come reporter, chi questa Umbria ha la responsabilità di continuare a costruirla. Giovani, studenti, lavoratori figli di immigrati e “italiani doc”, rifugiati, richiedenti asilo. Tutti diversi, per età, esperienze, credo religioso, provenienza, ma tutti interessanti a conoscere, raccontare, vivere la nuova società. Con una consapevolezza: che la realtà in cui ci troviamo è il frutto di un processo irreversibile, è già qui e deve essere raccontata. Senza pregiudizi, con ironia, qualche volta con severità, ma senz’altro con l’occhio curioso di chi vive su se stesso un’epoca complicata e piena di contraddizioni. Niente potrebbe essere più in controtendenza in questo momento. Per il modo in cui vogliamo raccontare i principali temi di una società multietnica, per i toni che abbiamo scelto, per i narratori, e per la piazza “virtuale” di discussione, spesso luogo in cui aggressività e pregiudizi hanno vita facile. Noi però ad avere vita facile non siamo interessati, molti di noi non avrebbero fatto le scelte che hanno fatto. E anche questo racconteremo. Un punto di vista, semplice, divertente e per questo, ci piace pensare, rivoluzionario. Racconteremo storie, ci prenderemo anche in giro, descriveremo un mondo affascinante, di varia umanità, fatto anche di desideri e aspettative, di coraggio e paure, le stesse per tutti. Con il sorriso di chi guarda alla società con fiducia, con la serietà di chi sente addosso la responsabilità di raccontare storie, pezzi di vita, esperienze. Con la caparbietà di chi non vuole fermarsi al primo sguardo, ma ha il desiderio di andare a fondo. Vale la pena tentare, non soltanto per noi.

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